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venerdì 16 gennaio 2009

Dietro la guerra a Gaza [1]... Primo ministro



di Alfio Maria Fiamingo http://alfiofiamingo.blogspot.com
E' impressionante quello che accade nel resto del mondo a proposito della guerra nella striscia di Gaza, la cui superficie è paragonabile a una delle piccole provincie del nostro Paese. Le prese di posizione e i tentativi della diplomazia mondiale di condurre le trattative perché abbia fine l'incubo che è in corso, si scontrano con la realtà intrisa della miopia di chi governa in quei luoghi, incapace di immaginare il futuro di due popoli, quello palestinese e quello israeliano. Fa bene Papa Ratzinger ad auspicare con chiarezza che le prossime elezioni, che vedranno coinvolte entrambe le popolazioni, diano spazio a "dirigenti capaci di far avanzare con determinazione il processo di pace e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione. Oltre agli sforzi rinnovati per la soluzione del conflitto israelo-palestinese occorre dare un sostegno convinto al dialogo tra Israele e la Siria e, per il Libano, appoggiare il consolidarsi in atto delle istituzioni, che sarà tanto più efficace quanto più si compirà in uno spirito di unità". Fa benissimo il Cardinale Raffaele Martino, presidente del dicastero pontificio "Giustizia e Pace", a paragonare Gaza ad un «grande campo di concentramento», ricevendosi le accuse del portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Igal Palmor, di usare termini propri della «propaganda di Hamas». Non importa. E' stucchevole il modo in cui Israele continua a portare avanti una politica senza prospettive per il suo stesso benessere, mascherandola dietro tutta una serie di argomenti che appartengono a un retaggio di quando l'informazione era disponibile soltanto da un senso all'altro e non - come è già adesso - anche in un senso di ritorno. Ne ho scritto nel post in cui provo a raccontare, a chi si trova a leggere questo blog, cosa sta cambiando e cosa è già cambiato nel modo di fare informazione attraverso la rete. E per quanto siano trascorse meno di due settimane dal numero zero, che è ancora questo che state leggendo, Italiablog sta provando a porsi in questo modo nuovo nell'osservare quel che accade.

Quali prospettive dal rafforzamento che viene ad Hamas da questa guerra... E cosa ha fatto Israele, quando ha lasciato che Hamas prendesse il posto di Fatah con le sue omissioni, con il suo credere che l'indebolimento dell'Associazione Nazionale Palestinese, guidata da Abu Mazen ora e da Arafat prima, avrebbe rappresentato un vantaggio per il desiderio degli ebrei di vivere in pace... Queste sono alcune delle domande che convivono nella mente, alle quali Israele non riesce a dare una risposta. La violenza di Hamas è la violenza di tutti i fondamentalismi, priva di un disegno, tesa a danneggiare il suo stesso popolo, ora che lo governa, colpo di stato o elezioni vinte che siano... Il valore che Hamas dà alla vita è nullo, la sua azione tende a dominare la società palestinese, costringendola a vivere nel terrore, come è dimostrato e come con un qualsiasi giro su internet ci è possibile verificare in concreto. L'esistenza del popolo palestinese è posta in subordine rispetto all'aumento del potere e del consenso all'interno della stessa società palestinese da parte dei suoi membri... Le democrazie occidentali, le stesse che hanno sconfitto i vari terrorismi con le leggi della democrazia, non sono riuscite, né stanno riuscendo in questi lunghi giorni d'inverno, a spiegare ad Israele che non è questa la via per la serenità del popolo ebreo, che i kamikaze e le bombe e gli attentati condotti con qualsiasi mezzo da coloro che ne vogliono l'annientamento [con il sostegno dell'Iran] non sono circoscrivibili con il successo scontato e certo di una guerra, come lo è questa... Che quand'anche - e non è tra i propositi di Olmert e ministri al seguito, per un residuo di realismo che non li ha abbandonati - riuscisse ad azzerare la struttura di Hamas, non potrebbe impedire che, da una furia soppressiva come quella di adesso, vengano fuori altre manifestazioni di odio e terrore da chi sta subendo questo inutile massacro, in un futuro più o meno prossimo. Questo è quello che molti non dicono. Anche a me fanno strazio i morti, comunque siano, perché siamo stati tutti bambini e quelli che hanno più a lungo vissuto lo hanno fatto portandosi dietro quello che Quasimodo avrebbe chiamato "il ricordo di un'infanzia errata, eredità di sogni a rovescio"... Ma proprio per la lacerazione che provocano, "angeli a pezzi" nelle parole di Vittorio, al quale è dato lo spazio maggiore tra i blogger di questi primi giorni di vita del nostro worldblog, meritano che si faccia qualcosa perché non resti davanti alle strade che si offrono al futuro dei sopravvissuti - non meno vittime che loro - l'opzione dell'odio che insegue altro odio, senza uscite verso la sola strada del dialogo e della convivenza. Benedetto XVI ha chiesto dall'inizio che fossero «rilanciati i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle armi», ripetendo più volte che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente». Un Papa "scomodo", come è giusto che sia, come anche Cristo ha mostrato, nei millenni, di saper essere, senza mai smettere di essere attuale - ed è una delle tante vittorie della legge dell'amore e della comprensione, anche per un laico che studia il pensiero e sa porsi in modo distaccato nella prospettiva indicata da quelle lontane parole.
Le notizie sono in giro, per la rete. Questo, ho già scritto, è soltanto un blog.
Ma i fatti, proprio per la libertà e la possibilità che abbiamo di documentarci senza dipendere - come accadeva fino al passato più recente - da televisione e giornali, parlano chiaramente: Netanyahu e il suo partito - il Likud - potevano vincere alle elezioni del 10 febbraio, ormai in arrivo; Kadima, il partito fondato da Sharon dopo che egli stesso aveva lasciato il Likud, rischiava di perderle: per gli errori della guerra in Libano nell'estate del 2006 e per gli scandali che hanno travolto Olmert, non ancora in salvo dalla galera per i casi di corruzione dei quali è stato protagonista; i laburisti non avevano chances, legati comunque alle sorti di Kadima. La guerra a Gaza non è nata dai razzi Qassam [lanciati in risposta al raid aereo del 4 novembre con il quale Olmert e soci hanno artatamente scelto di violare la tregua, per far sì che Hamas reagisse, in modo da giustificare l'inizio delle operazioni; né è mai stato tolto l'embargo a Gaza... ancora oggi, nostante la crisi umanitaria, le navi da guerra israeliane hanno minacciato di affondare una piccola nave dell'ISM - gli amici di Vittorio - carica di medicine e con a bordo personale medico, impedendole di arrivare a destinazione per portare una parte, la loro, degli aiuti necessari in un contesto del genere], è stata predisposta con larghissimo anticipo ed è esplosa subito a ridosso delle consultazioni elettorali; Tzipi Livni, candidata a succedere ad Olmert nella carica di primo ministro, ha vinto le primarie promettendo linea dura; ed è vincolata a quanto le ha già dato la vittoria in casa propria, quella del partito Kadima. Il modo in cui l'Onu e l'Occidente - e i Paesi arabi, nelle difficoltà che questi ultimi hanno di dover gestire gli umori delle masse islamiche - stanno affrontando questo massacro, pur nelle chiare prese di posizione contro la palese violazione della Convenzione di Ginevra e delle più elementari norme dei diritti dell'umanità da parte di Israele, mostra il lato debole di tutta la struttura delle democrazie, ancora una volta incapace di fronte alla realtà della violenza. Quando Giovanni Paolo II venne ad Agrigento, dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, alzò il pugno nel profferire i suoi anatemi contro la mafia...
Le foto in basso - nonostante le chiare prese di posizione, che comunque rappresentano una nota positiva - riguardano gli incontri di ieri, 15 gennaio, tra i rappresentanti del governo israeliano e Ban Ki-moon [Segretario generale dell'Onu], il ministro degli Esteri tedesco e il capo della Croce Rossa Internazionale: tutte persone che si sono dette "indignate", "scioccate" e quant'altro in linea con questi termini di disapprovazione, per il comportamento complessivo di Israele. [Lo stesso giorno di ieri, 15 gennaio 2009, il Governo israeliano ha bombardato per sbaglio la sede Onu a Gaza e il palazzo della stampa... ovviamente si è prontamente scusato con i suoi sorridenti ospiti, e con il mondo intero...]

Bene ha fatto, proprio nelle scorse ore, l'Arcivescovo Celestino Migliore a dichiarare - in sede di Consiglio di sicurezza dell'Onu - che "negando l'ingresso degli aiuti umanitari a Gaza viene meno il basilare rispetto dei diritti e della dignità delle persone e delle comunità".
Quella delle persone come scudi umani è una fiaba che non si può raccontare, ora che papà Natale e la Befana sono tornati nei loro uffici. Abbiamo biasimato Putin per lo scriteriato attacco al cinema nel quale dei fanatici terroristi si erano asserragliati prendendo in ostaggio gli spettatori; non abbiamo mai bombardato le nostre città in cui si nascondevano i terroristi, in Spagna come in Irlanda; né il palazzo in cui le Br detenevano il generale Dozier; né l'Achille Lauro. C'è anche in giro un video in cui un terrorista di Hamas prende in ostaggio dei bambini per farsi scudo... e c'è anche qualcuno che obietta che non sia vero. E' vero. Come è vero che i bambini palestinesi sono obbligati da Hamas a crescere nell'odio, ad indossare le divise verdi e la bandana e i passamontagna e ad imbracciare veri o finti mitra, nelle palestre, per "allenarsi" alla guerra. Sono i bambini più vittime. Ma questo non autorizza a bombardare. Se il mio bambino fosse ostaggio di qualcuno, le nostre forze militari o di polizia non scaricherebbero un arsenale al fosforo bianco nell'edificio in cui dovessero trovarsi, lui e i suoi terroristi rapitori. Qualsiasi esercito, a martellare dall'aria, dal mare e da terra una superficie di 140.000 kmq abitata da un milione e mezzo di persone farebbe tutte queste vittime civili. Personalmente, ed è una voluta provocazione per le intelligenze di chi legge, credo pure che Barak stia provando a risparmiare i civili, perché, fosse stato il contrario, dato il rapporto di densità popolazione/territorio, sarebbero stati molti di più. Dove tradisce le sue menzogne, allora... Nel non dirlo, perché non è vero fino in fondo, perciò nemmeno lui e i suoi soci lo sanno. E neanche i media occidentali lo hanno rilevato. E nello sparare ai medici, che siano della croce rossa o della mezzaluna rossa [a proposito del detto "Non sparate sulla croce rossa..."]. Un'altra favola: mica è colpa di Olmert, della Livni e di Barak se Hamas nasconde i suoi missili e i suoi ordigni tra le case dei civili. Questo è un blog di blogger. Ciascuno scrive la sua. Io sono di destra. Emma, Vittorio e Davide di sinistra. Roberto è di destra e così sono gli altri, di diversi orientamenti, ciascuno secondo le proprie idee. Io qui scrivo soltanto il mio pensiero, non quello degli altri. Italiablog è un luogo di incontro e di dialogo, non c'è una direzione, c'è un confronto tra menti aperte e libere.
Io credo che sia semplicemente demenziale bombardare una moschea, una scuola, un edificio nel quale si trova un ospedale o la sede degli organi di stampa, un ambulanza, soltanto perché - lì in mezzo - ci sono terroristi o armi dei terroristi. E che sia ancora più demenziale provarsi a giustificare una cosa del genere. La realtà è che Olmert e soci rappresentano il governo di Israele, non gli ebrei. Essere contrari al loro agire non significa avercela con il popolo ebraico. Come non significa essere contro gli italiani, se si è contro Prodi o Berlusconi o Veltroni. Significa - semplicemente e razionalmente - provare a stare dalla parte del buon senso e delle azioni - altre - che possono condurre a una pace solida, libera dalle omissioni e dalle menzogne che stanno accompagnando le morti e certe false pietà di questi giorni.

Alfio Maria Fiamingo http://alfiofiamingo.blogspot.com

mercoledì 7 gennaio 2009

Stare con il futuro... altre immagini


di Alfio Maria Fiamingo http://alfiofiamingo.blogspot.com

Le notizie da Gaza assumono sempre di più i contorni di "una crisi umanitaria totale", come l'ha definita la Croce Rossa Internazionale. Ehud Olmert dichiara che l'obiettivo del suo governo resta quello di modificare la situazione a sud della Striscia e non di occupare Gaza o di uccidere tutti i terroristi. La signora Livni, in rientro da Parigi, sottolinea che è finito il tempo delle risposte "contenute", definendo l'attuale operazione "una risposta adeguata" e affermando che d'ora in avanti cambierà l'atteggiamento complessivo di Israele verso gli attacchi terroristici, poiché dalla guerra ad Hetzbollah è stato tratto l'insegnamento che una casa o una moschea possono nascondere razzi, terroristi, armi e persino gallerie sotterranee scavate per i collegamenti con i depositi di armi. Il ministro della Difesa, Ehud Barak, riferisce che, nonostante le forti perdite subite da Hamas, molti degli obiettivi dell'azione militare devono essere ancora raggiunti; come sostengono fonti militari, l'attacco in corso potrebbe dunque protrarsi per settimane. Stavolta, a differenza di quanto accadde in Libano due anni fa, non è stato posto limite ai comandi militari e si è pianificato tutto con largo anticipo. Le elezioni sono alle porte ed è ancora vivo il ricordo delle manifestazioni di protesta in Israele contro l'attuale Primo ministro e il suo governo, per la sciagurata conduzione militare dell'estate del 2006.

L'accusa ad Olmert è stata di essere entrato in quella guerra, la terza israelo-libanese, senza una "exit strategy" e di aver tenuto una condotta disastrosa delle operazioni, con particolare riguardo alla decisione di condurre una massiccia operazione di terra a sole sessanta ore dagli effetti degli accordi per il "cessate il fuoco", con l'inutile morte di 33 soldati israeliani - tra i quali il figlio dello scrittore David Grossmann - tra i più di 160 in totale; di aver perduto una guerra, costata 1.200 vittime civili libanesi, riportando un fallimento complessivo per aver mancato l'obiettivo prefissato di fermare il lancio di razzi Hetzbollah e di riottenere i due soldati sequestrati, la cui cattura, nella prima metà di quel giugno, aveva contribuito ad innescare il conflitto. L'impopolarità di Olmert per il non essere riuscito a dare al suo Paese una vittoria militare, è stata ancora più forte di quella nata dal suo aver deciso un assalto senza proporzioni e senza risparmio di lutti e atrocità alla società civile libanese: in quella occasione furono usati anche proiettili al fosforo bianco.

La foto sopra mostra una delle manifestazioni in Israele - a Tel Aviv - contro Olmert, nel maggio del 2007.

Quella in alto, sotto il titolo, e le altre in basso, raccontano delle manifestazioni celebrative in Israele in ricordo di Yitzhak Rabin, con le piazze gremite e i cartelli che chiedono "Pace ora"... e sono foto di inizio e metà novembre 2008, l'anno appena scorso, a solo un mese dal conflitto di questi giorni.








Lo stesso Olmert sostiene che solo rinunciando ai territori occupati e cedendo la parte est di Gerusalemme si può pensare alla pace. Quale il senso, allora, di questa offensiva post natalizia? Io continuo a credere che le prossime elezioni di inizio febbraio, con la necessità di compattare le parti politiche [Ehud Barak è del partito laburista; Olmert è del partito centrista Kadima, le cui primarie sono state vinte proprio da Tzipi Livni, attuale ministro degli esteri, che ha promesso ai delegati del suo partito dura fermezza in caso di vittoria elettorale e di una sua successione ad Olmert nella carica di Primo ministro], stiano avendo un peso fondamentale su tutta la linea dell'operazione "piombo fuso". Dopo aver preso il potere in seguito al coma occorso ad Ariel Sharon, Olmert è stato coinvolto in scandali per corruzione, anche questi da far dimenticare prima della tornata per il rinnovo della Knesset e del governo.

Cosa c'entra tutto questo con il sacrosanto diritto degli ebrei a vivere in pace? E' stucchevole che in parecchi si soffermino sugli aspetti superficiali di quanto sta accadendo, anche se molte delle considerazioni sono chiare nella loro evidenza. Hamas ha lanciato i razzi dopo che, nel pieno delle celebrazioni per l'anniversario della morte di Rabin, l'IDF aveva condotto un raid mirato per l'eliminazione di alcuni tra i capi di quella fazione terroristica... che ha risposto per quello che in realtà è, una fazione terroristica, lanciando i razzi Qassam, facendo tre morti in totale, creando allarme nella popolazione ebrea a sud di Gaza. Hamas trova la base dei suoi consensi, che non potrebbe assolutamente riuscire ad avere in altro modo, dalla spirale di lutti e odio che si innesca tutte le volte che avvengono operazioni distruttive come quella in corso. Seri commentatori, in questi giorni, e così pure le diplomazie, si preoccupano del fatto che Hetzbollah e Hamas possono essere intaccate sul piano militare, forse anche messe a tacere per un paio d'anni, ma il compattamento all'incontrario che nasce dall'odio le rafforza nelle adesioni e nel sostegno convinto che ricevono dalle popolazioni, a fronte di atteggiamenti ostili difficili da comprendere dal basso e sulla propria pelle; anche nel loro prevalere sui gruppi rivali, come lo scontro violento tra Hamas e Fatah ha mostrato accadere.

Ora che la campagna di terra va avanti e vengono attaccate anche strutture Onu, con le dure reazioni del suo Segretario generale Ban Ki-moon, la richiesta dell'immediato "cessate il fuoco" si stringe dagli Stati Uniti al Presidente francese a Mubarak e ai Paesi arabi moderati. Persino Obama ha rotto il suo silenzio e si definisce "seriamente preoccupato".

L'embargo prima, la pressione militare e l'attacco massiccio di adesso hanno fatto perdere posizioni guadagnate a fatica ad Abu Mazen e alla sua organizzazione, referente moderato dell'Occidente e degli israeliani, aumentando in maniera esponenziale le quotazioni di Hamas, soltanto momentaneamente e militarmente sconfitto. Una considerazione che a volte non salta agli occhi, così evidente anch'essa com'è, è che Hamas non è un esercito e che le sue sono tattiche terroristiche che potranno seriamente sconvolgere negli anni a venire la serenità e gli equilibri della popolazione ebraica. Nessuna azione militare può prevenire gli attacchi kamikaze o le bombe; e, troppe volte, vittime tra il popolo ebreo hanno pagato con lo strazio delle loro vite il prezzo di errori che hanno sviato dalla strada del dialogo, per intraprendere quella senza prospettive dell'odio.
Oggi, il buon senso, lascia che il rammarico sia per i civili palestinesi che sono stati tranciati dalle esplosioni di questo conflitto; ma anche per i civili ebrei che saltavano in aria sugli autobus, al ristorante o nei centri commerciali.

"Piombo fuso" riporta indietro negli anni.
Allontana dalla pace.

Potrà essere, come è scontato, una vittoria militare.
Potrà consentire alla Livni di diventare Primo ministro.

Ma, comunque vada, racchiude, oggi, il dolore degli ebrei di domani, altre lacrime, altre tensioni. Porta lontano il popolo di Israele dalla pace che continua a desiderare e che, come i palestinesi, merita di avere.



domenica 4 gennaio 2009

Senza immagini



di Alfio Maria Fiamingo http://alfiofiamingo.blogspot.com

E' iniziato l'attacco da terra.
Il Segretario generale dell'Onu ha chiesto alla Livni e a Ehud Olmert di cessare immediatamente l'offensiva terrestre appena iniziata, esprimendo la sua delusione e il suo rammarico, oltre che le proprie preoccupazioni, per gli sviluppi presi da questa operazione, piombo fuso sulle intelligenze e sul buon senso - quest'ultima definizione non è di Ban Ki-moon, ma credo che la condivida.
La bionda signora Tzipi, ministro degli esteri di Israele, nei suoi abiti eleganti di sempre, gli aveva telefonato per precisare che gli obiettivi dell'azione del suo governo hanno scopi difensivi. Ma basta leggere e provare a capire, per sapere che Hamas non ha alcun interesse per la martoriata popolazione di Gaza e che, contrariamente agli obiettivi dichiarati, Barak e soci non stanno facendo altro in queste lunghissime ore che legittimarne la presenza e un ruolo che non meriterebbe di avere. Sparare i qassam senza colpo ferire è un tradire gli interessi dei palestinesi, è dare spazio ai falchi che si nascondono dietro la stella di Davide, mascherando interessi che nulla hanno a vedere con la serenità e il benessere degli ebrei. Yitzhak Rabin, sembra essere morto invano, nel misto di ferite ed esplosioni che tranciano le vite degli abitanti di questa piccola striscia di terreno e l'anima del popolo ebraico. Sembra di assistere a un surreale gioco delle parti. Dalla riunione di stanotte all'Onu si leva la richiesta del suo Segretario alle potenze internazionali e a quelle della regione, perché siano garantite le necessità più elementari della popolazione civile e perché si intervenga per porre fine a un inutile eccidio e alle assurde privazioni e sofferenze. Non sono soltanto le bombe e i colpi ad uccidere; a farlo, ormai, è la mancanza di medicine, di antibiotici, di posti letto, di lenzuola... la temperatura freddissima e il dover dormire con le finestre aperte o con i vetri rotti, la mancanza di rifornimenti: dagli oltre 600 camion autorizzati ad entrare a Gaza prima del conflitto si è passati ad appena 60. Dai blogger si apprende che è vero che gli israeliani telefonano agli ospedali, ai bar e ai cittadini per dir loro di evacuare dai luoghi in cui si trovano entro dieci minuti per l'incombente arrivo degli ordigni sulle loro teste e sulle loro vite, ma è qualcosa di disumano lo stesso: "scusi, vada via da un'altra parte senza indugio... stiamo per distruggere con una esplosione il luogo in cui adesso si trova"... Irreale. Pensare, soprattutto, al modo in cui ci viene riferito, asettico, privo di considerazioni, le più elementari, sul fatto che se accadesse dalle nostre parti riusciremmo, comunque a indignarcene... forse. Ricordo quel vescovo che ebbe - giustamente - a fare suo malgrado una sentita sferzata di parole, quella che chiameremmo una reprimenda, ai fedeli, in chiesa e pubblicamente, per quei bagnanti della sua diocesi che, la scorsa estate, hanno continuato a prendere tranquillamente il sole mentre portavano via, dalla stessa spiaggia nella quale si trovavano, due bambine appena annegate.
Ecco, le notizie sapete dove andarle a leggere.
Questo è un blog e non ha i mezzi per "coprire" questo tipo di notizie. Ma vorrei che fossimo liberi -nell'ascoltare e nel leggere - di pensare con la nostra testa e non, come nelle intenzioni di chi agisce senza criterio, e chiaramente contro i suoi stessi interessi - cioè Hamas e il governo israeliano, insieme terroristi nel senso più ampio che si possa intendere del termine - vorrebbe essere, nel considerarci un'unica opinione pubblica. L'opinione pubblica, ho scritto altre volte e non qui, si può indirizzare e orientare, le si può far credere qualcosa, spesso in un senso che è favorevole alle coscienze di chi consapevolmente agisce in errore. L'opinione personale, invece, critica delle fonti e della capacità propria di intelligere dalle fonti, può applicare a se stessa e al proprio pensiero le conclusioni che riesce a percepire come quelle che le appartengono.
Ehud Barak può anche dire che si vuole eliminare il pericolo per Israele, spazzando via "le infrastrutture del terrore di Hamas"; ma i fatti contano più delle parole e i qassam sono dei giocattoli, addirittura ci sono bambini, in quei luoghi in cui Dio continua a portare in braccio le persone, tanto sembra che li abbia abbandonati, che ci giocano raccogliendone i pezzi.
Ci sono edizioni on-line di importanti quotidiani che scrivono di 100 morti civili su 460 in totale e di 2.300 feriti; e poi, subito accanto, di 96 tra bambini e donne, uccisi dalle esplosioni: i conti non tornano... titoli come "Esercito mobilitato per fermare i razzi" si potevano scrivere sui giornali, quando non c'era la rete e le verifiche che la rete offre delle notizie... Io chiederei a quel redattore e a quell'importante e pagatissimo direttore: "Ma da quali razzi?"
Pensare che mentre scrivo un altro importantissimo quotidiano on-line non ha ancora corretto il titolo sulla gaffe del portavoce della nuova presidenza di turno della Comunità europea, il ceco Jiri Potuznik, a proposito di "azione difensiva" - con riferimento all'intervento dal terreno dell'esercito di Israele - lasciando in apertura sulla propria home-page "Presidenza ceca Ue approva, Francia condanna", ignorando la pronta rettifica di quel portavoce e modificando soltanto, per pudore, il titolo di prima che era addirittura "Ue approva", offre l'idea del modo in cui ci arrivano a casa le informazioni. Perché se i governi e i ministri di Francia, Inghilterra e Spagna e un po' di tutti gli altri esprimono solidarietà ad Abu Mazen e chiedono di smetterla, in buona sostanza e in modi più o meno espliciti e diretti, vorrà pur dire che l'Ue non approva.
L'informazione in rete non può darsi come se si stesse scrivendo su un giornale; quand'anche fosse stato vero che l'Ue avesse approvato un simile errore - anche dal punto di vista militare - un titolo sulla rete avrebbe dovuto accompagnare con un commento una dichiarazione così insensata. Che non c'è stata, né poteva esserci, come è nella realtà. Ma l'aver detto: "percepiamo l'azione di terra come non offensiva", rettificando subito dopo da parte di Potuznik, è diventato - su Repubblica.it - come titolo "Ue approva" e, poi, adesso, mentre scrivo sulla mia tastiera "Presidenza ceca Ue approva".
Preferisco un insieme infinito di opinioni personali, tante quanti sono gli esseri umani, piuttosto che la pubblica opinione.
Il mondo è cambiato. Adesso abbiamo le risorse per comprendere ciò che accade.
Proviamo a usarle.
Il ministro degli esteri della Repubblica ceca, come hanno riportato altri siti, tra i quali quello de Il Sole 24 Ore, ha infatti dichiarato stasera: "Il diritto inalienabile di uno Stato a difendersi non lo autorizza a compiere azioni che coinvolgono massicciamente i civili".
Mi sono ricordato di un mio compagno di classe al liceo, poi diventato un importante ingegnere elettronico, che scrisse una volta che il pensare di essere nel giusto non può indurre alla violenza, ma al contrario deve spingere a un consapevole gesto di pace che nasca dalle stesse proprie ragioni.




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