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venerdì 16 gennaio 2009

Dietro la guerra a Gaza [1]... Primo ministro



di Alfio Maria Fiamingo http://alfiofiamingo.blogspot.com
E' impressionante quello che accade nel resto del mondo a proposito della guerra nella striscia di Gaza, la cui superficie è paragonabile a una delle piccole provincie del nostro Paese. Le prese di posizione e i tentativi della diplomazia mondiale di condurre le trattative perché abbia fine l'incubo che è in corso, si scontrano con la realtà intrisa della miopia di chi governa in quei luoghi, incapace di immaginare il futuro di due popoli, quello palestinese e quello israeliano. Fa bene Papa Ratzinger ad auspicare con chiarezza che le prossime elezioni, che vedranno coinvolte entrambe le popolazioni, diano spazio a "dirigenti capaci di far avanzare con determinazione il processo di pace e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione. Oltre agli sforzi rinnovati per la soluzione del conflitto israelo-palestinese occorre dare un sostegno convinto al dialogo tra Israele e la Siria e, per il Libano, appoggiare il consolidarsi in atto delle istituzioni, che sarà tanto più efficace quanto più si compirà in uno spirito di unità". Fa benissimo il Cardinale Raffaele Martino, presidente del dicastero pontificio "Giustizia e Pace", a paragonare Gaza ad un «grande campo di concentramento», ricevendosi le accuse del portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Igal Palmor, di usare termini propri della «propaganda di Hamas». Non importa. E' stucchevole il modo in cui Israele continua a portare avanti una politica senza prospettive per il suo stesso benessere, mascherandola dietro tutta una serie di argomenti che appartengono a un retaggio di quando l'informazione era disponibile soltanto da un senso all'altro e non - come è già adesso - anche in un senso di ritorno. Ne ho scritto nel post in cui provo a raccontare, a chi si trova a leggere questo blog, cosa sta cambiando e cosa è già cambiato nel modo di fare informazione attraverso la rete. E per quanto siano trascorse meno di due settimane dal numero zero, che è ancora questo che state leggendo, Italiablog sta provando a porsi in questo modo nuovo nell'osservare quel che accade.

Quali prospettive dal rafforzamento che viene ad Hamas da questa guerra... E cosa ha fatto Israele, quando ha lasciato che Hamas prendesse il posto di Fatah con le sue omissioni, con il suo credere che l'indebolimento dell'Associazione Nazionale Palestinese, guidata da Abu Mazen ora e da Arafat prima, avrebbe rappresentato un vantaggio per il desiderio degli ebrei di vivere in pace... Queste sono alcune delle domande che convivono nella mente, alle quali Israele non riesce a dare una risposta. La violenza di Hamas è la violenza di tutti i fondamentalismi, priva di un disegno, tesa a danneggiare il suo stesso popolo, ora che lo governa, colpo di stato o elezioni vinte che siano... Il valore che Hamas dà alla vita è nullo, la sua azione tende a dominare la società palestinese, costringendola a vivere nel terrore, come è dimostrato e come con un qualsiasi giro su internet ci è possibile verificare in concreto. L'esistenza del popolo palestinese è posta in subordine rispetto all'aumento del potere e del consenso all'interno della stessa società palestinese da parte dei suoi membri... Le democrazie occidentali, le stesse che hanno sconfitto i vari terrorismi con le leggi della democrazia, non sono riuscite, né stanno riuscendo in questi lunghi giorni d'inverno, a spiegare ad Israele che non è questa la via per la serenità del popolo ebreo, che i kamikaze e le bombe e gli attentati condotti con qualsiasi mezzo da coloro che ne vogliono l'annientamento [con il sostegno dell'Iran] non sono circoscrivibili con il successo scontato e certo di una guerra, come lo è questa... Che quand'anche - e non è tra i propositi di Olmert e ministri al seguito, per un residuo di realismo che non li ha abbandonati - riuscisse ad azzerare la struttura di Hamas, non potrebbe impedire che, da una furia soppressiva come quella di adesso, vengano fuori altre manifestazioni di odio e terrore da chi sta subendo questo inutile massacro, in un futuro più o meno prossimo. Questo è quello che molti non dicono. Anche a me fanno strazio i morti, comunque siano, perché siamo stati tutti bambini e quelli che hanno più a lungo vissuto lo hanno fatto portandosi dietro quello che Quasimodo avrebbe chiamato "il ricordo di un'infanzia errata, eredità di sogni a rovescio"... Ma proprio per la lacerazione che provocano, "angeli a pezzi" nelle parole di Vittorio, al quale è dato lo spazio maggiore tra i blogger di questi primi giorni di vita del nostro worldblog, meritano che si faccia qualcosa perché non resti davanti alle strade che si offrono al futuro dei sopravvissuti - non meno vittime che loro - l'opzione dell'odio che insegue altro odio, senza uscite verso la sola strada del dialogo e della convivenza. Benedetto XVI ha chiesto dall'inizio che fossero «rilanciati i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle armi», ripetendo più volte che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente». Un Papa "scomodo", come è giusto che sia, come anche Cristo ha mostrato, nei millenni, di saper essere, senza mai smettere di essere attuale - ed è una delle tante vittorie della legge dell'amore e della comprensione, anche per un laico che studia il pensiero e sa porsi in modo distaccato nella prospettiva indicata da quelle lontane parole.
Le notizie sono in giro, per la rete. Questo, ho già scritto, è soltanto un blog.
Ma i fatti, proprio per la libertà e la possibilità che abbiamo di documentarci senza dipendere - come accadeva fino al passato più recente - da televisione e giornali, parlano chiaramente: Netanyahu e il suo partito - il Likud - potevano vincere alle elezioni del 10 febbraio, ormai in arrivo; Kadima, il partito fondato da Sharon dopo che egli stesso aveva lasciato il Likud, rischiava di perderle: per gli errori della guerra in Libano nell'estate del 2006 e per gli scandali che hanno travolto Olmert, non ancora in salvo dalla galera per i casi di corruzione dei quali è stato protagonista; i laburisti non avevano chances, legati comunque alle sorti di Kadima. La guerra a Gaza non è nata dai razzi Qassam [lanciati in risposta al raid aereo del 4 novembre con il quale Olmert e soci hanno artatamente scelto di violare la tregua, per far sì che Hamas reagisse, in modo da giustificare l'inizio delle operazioni; né è mai stato tolto l'embargo a Gaza... ancora oggi, nostante la crisi umanitaria, le navi da guerra israeliane hanno minacciato di affondare una piccola nave dell'ISM - gli amici di Vittorio - carica di medicine e con a bordo personale medico, impedendole di arrivare a destinazione per portare una parte, la loro, degli aiuti necessari in un contesto del genere], è stata predisposta con larghissimo anticipo ed è esplosa subito a ridosso delle consultazioni elettorali; Tzipi Livni, candidata a succedere ad Olmert nella carica di primo ministro, ha vinto le primarie promettendo linea dura; ed è vincolata a quanto le ha già dato la vittoria in casa propria, quella del partito Kadima. Il modo in cui l'Onu e l'Occidente - e i Paesi arabi, nelle difficoltà che questi ultimi hanno di dover gestire gli umori delle masse islamiche - stanno affrontando questo massacro, pur nelle chiare prese di posizione contro la palese violazione della Convenzione di Ginevra e delle più elementari norme dei diritti dell'umanità da parte di Israele, mostra il lato debole di tutta la struttura delle democrazie, ancora una volta incapace di fronte alla realtà della violenza. Quando Giovanni Paolo II venne ad Agrigento, dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, alzò il pugno nel profferire i suoi anatemi contro la mafia...
Le foto in basso - nonostante le chiare prese di posizione, che comunque rappresentano una nota positiva - riguardano gli incontri di ieri, 15 gennaio, tra i rappresentanti del governo israeliano e Ban Ki-moon [Segretario generale dell'Onu], il ministro degli Esteri tedesco e il capo della Croce Rossa Internazionale: tutte persone che si sono dette "indignate", "scioccate" e quant'altro in linea con questi termini di disapprovazione, per il comportamento complessivo di Israele. [Lo stesso giorno di ieri, 15 gennaio 2009, il Governo israeliano ha bombardato per sbaglio la sede Onu a Gaza e il palazzo della stampa... ovviamente si è prontamente scusato con i suoi sorridenti ospiti, e con il mondo intero...]

Bene ha fatto, proprio nelle scorse ore, l'Arcivescovo Celestino Migliore a dichiarare - in sede di Consiglio di sicurezza dell'Onu - che "negando l'ingresso degli aiuti umanitari a Gaza viene meno il basilare rispetto dei diritti e della dignità delle persone e delle comunità".
Quella delle persone come scudi umani è una fiaba che non si può raccontare, ora che papà Natale e la Befana sono tornati nei loro uffici. Abbiamo biasimato Putin per lo scriteriato attacco al cinema nel quale dei fanatici terroristi si erano asserragliati prendendo in ostaggio gli spettatori; non abbiamo mai bombardato le nostre città in cui si nascondevano i terroristi, in Spagna come in Irlanda; né il palazzo in cui le Br detenevano il generale Dozier; né l'Achille Lauro. C'è anche in giro un video in cui un terrorista di Hamas prende in ostaggio dei bambini per farsi scudo... e c'è anche qualcuno che obietta che non sia vero. E' vero. Come è vero che i bambini palestinesi sono obbligati da Hamas a crescere nell'odio, ad indossare le divise verdi e la bandana e i passamontagna e ad imbracciare veri o finti mitra, nelle palestre, per "allenarsi" alla guerra. Sono i bambini più vittime. Ma questo non autorizza a bombardare. Se il mio bambino fosse ostaggio di qualcuno, le nostre forze militari o di polizia non scaricherebbero un arsenale al fosforo bianco nell'edificio in cui dovessero trovarsi, lui e i suoi terroristi rapitori. Qualsiasi esercito, a martellare dall'aria, dal mare e da terra una superficie di 140.000 kmq abitata da un milione e mezzo di persone farebbe tutte queste vittime civili. Personalmente, ed è una voluta provocazione per le intelligenze di chi legge, credo pure che Barak stia provando a risparmiare i civili, perché, fosse stato il contrario, dato il rapporto di densità popolazione/territorio, sarebbero stati molti di più. Dove tradisce le sue menzogne, allora... Nel non dirlo, perché non è vero fino in fondo, perciò nemmeno lui e i suoi soci lo sanno. E neanche i media occidentali lo hanno rilevato. E nello sparare ai medici, che siano della croce rossa o della mezzaluna rossa [a proposito del detto "Non sparate sulla croce rossa..."]. Un'altra favola: mica è colpa di Olmert, della Livni e di Barak se Hamas nasconde i suoi missili e i suoi ordigni tra le case dei civili. Questo è un blog di blogger. Ciascuno scrive la sua. Io sono di destra. Emma, Vittorio e Davide di sinistra. Roberto è di destra e così sono gli altri, di diversi orientamenti, ciascuno secondo le proprie idee. Io qui scrivo soltanto il mio pensiero, non quello degli altri. Italiablog è un luogo di incontro e di dialogo, non c'è una direzione, c'è un confronto tra menti aperte e libere.
Io credo che sia semplicemente demenziale bombardare una moschea, una scuola, un edificio nel quale si trova un ospedale o la sede degli organi di stampa, un ambulanza, soltanto perché - lì in mezzo - ci sono terroristi o armi dei terroristi. E che sia ancora più demenziale provarsi a giustificare una cosa del genere. La realtà è che Olmert e soci rappresentano il governo di Israele, non gli ebrei. Essere contrari al loro agire non significa avercela con il popolo ebraico. Come non significa essere contro gli italiani, se si è contro Prodi o Berlusconi o Veltroni. Significa - semplicemente e razionalmente - provare a stare dalla parte del buon senso e delle azioni - altre - che possono condurre a una pace solida, libera dalle omissioni e dalle menzogne che stanno accompagnando le morti e certe false pietà di questi giorni.

Alfio Maria Fiamingo http://alfiofiamingo.blogspot.com

venerdì 2 gennaio 2009

Copertina


di Alfio Maria Fiamingo http://alfiofiamingo.blogspot.com

Le ultime notizie sono quelle che ci dà Tzipi Livni, "non c'è a Gaza un'emergenza umanitaria" e, quindi, "non serve una tregua umanitaria"... Il ministro degli esteri, in visita a Parigi, ha aggiunto che Israele " non ha mai interrotto il flusso di aiuti per la Striscia, anzi li ha addirittura aumentati nel corso dei giorni"... Se lo dice lei... Chissà, forse abbiamo visto altro, noi... Saranno state altre le navi da guerra che hanno speronato e danneggiato lo scafo della Dignity, imbarcazione del Free Gaza movement, carica di medicinali, che ha dovuto riparare in un porto in Libano... Saranno stati altri gli ospedali - e i morti - che ha visto Vittorio Arrigoni e chi, come lui, è sul posto e non smette di raccontare cosa sta veramente accadendo... L'Occidente si mobilita, i Paesi arabi pure... Ma c'è un macigno che pesa, su tutto questo che è in corso: la prossima tornata elettorale, doppia, in Palestina e in Israele. Ed è una verità importante, non sempre taciuta, anche se a volte sembra che lo sia. Persino la diplomazia americana pare stia chiedendo ad Israele come pensa di venirne fuori, ora che sta facendo il gioco di Hamas e che i gruppi di Fatah si sono ricompattati, e tutta la parte dell'odio, dall'una e dall'altra parte, ha fatto altrettanto. Quando Israele costruì il muro, a seguito di tutti quei terribili attentati che sventravano inermi cittadini ebrei, ero favorevole a quella realizzazione e, nei fatti, il muro è servito a qualcosa, a rallentare - fino a che cessassero, molti degli attacchi kamikaze, compiuti dagli estremisti islamici in barba a qualsiasi sentimento umanitario. Ma Papa Giovanni Paolo II, in quell'occasione, sostenne - giustamente - l'inutilità dei muri, perché non è alzando una frontiera alta otto metri che si costruisce la pace, né lasciando alle armi il compito di preparare la strada al dialogo. Abu Mazen è più solo, adesso. Lo dice in un'intervista un suo portavoce, stasera. Lo sappiamo tutti. E la Livni, aveva preannunciato una linea dura, dopo le elezioni, in caso di mandato. Questo è il sottofondo incredibile e terribile di quel che sta avvenendo.
Mi stupisce leggere che non sono poi così tanti i capi di Hamas che il governo ebraico vorrebbe eliminare... e penso al Mossad, a cosa serve vantarsi di avere uno dei servizi segreti più potenti al mondo, se poi occorre mettere su tutto questo inferno, per ottenere quello che si potrebbe, anche nell'ottica della violenza, giusta o sbagliata che sia, in altro modo. Mi stupisce leggere di un aiuto suppletivo del nostro governo di quasi un milione di euro, oltre agli otto inviati in precedenza, quando penso che proprio stasera una amabile e anziana signora italiana ne ha vinto più della metà in un gioco sulla prima rete televisiva Rai... Mi stupisce pensare a quanto meschino e calcolato sia il muoversi di questi che non sono altro che terroristi, gli uomini di Hamas... che non hanno alcun interesse a sostenere i diritti e le istanze del popolo palestinese, ma che agiscono per ottenere il consenso attraverso il compattamento che nasce dall'odio e dalla violenza che ne è genitrice... E a come, per altri biechi interessi di potere, dall'altra parte, con questa inutile guerra, stiano lasciando accadere che proprio Hamas abbia questo successo, a scapito di tutti coloro che vivono la loro vita - anzi vorrebbero viverla, al di fuori delle logiche perversamente intrecciate del consenso e del potere. Creare paura e tensione: questi gli obiettivi di entrambi, questo il vero motivo per cui Hamas - in modo consapevolmente sconsiderato - ha infranto la tregua; questo l'errore consapevole della Livni e di Olmert e del ministro della Difesa, Ehud Barak... tutto serve a fomentare il reciproco odio, tutto serve a creare compattezza nell'interesse alla gestione del potere e in vista del prossimo turno elettorale.

E serve anche ai mercanti d'armi, troppo spesso dimenticati, anche da coloro che raccontano dai luoghi il lato umano della sofferenza vera. Come ci si dimentica di un'intervista in un dossier del Tg2 di soltanto pochi anni fa a uno di loro, nel periodo nero e buio della Sarajevo in abbandono, anche dai falsi pacifisti [che quella volta manifestarono contro un aiuto chiesto a gran voce da quella stremata popolazione, alla quale urgeva un intervento militare]: che sono loro stessi, mercanti di morte e arricchimento, tante volte, più di quante riusciamo a immaginarne, a tessere le trame perché nascano i conflitti. Sono altre le cose che ci racconta, dal suo blog, Vittorio Arrigoni. Ed è anche al suo lavoro che è dedicata questa copertina; e a quello degli altri come lui. Con un appunto libero e pesante, come l'incoscienza che vieta di saper guardare alle cose nel loro complesso, e che limita il senso stesso di libertà che si accompagna al loro agire e muoversi sul terreno, senza stare a guardare da una poltrona ai telegiornali. Un rimprovero, grande: che quello che scrivono, nel loro sembrarmi giusto e reale, vale anche per gli ebrei. E valeva, non riesco ancora a dimenticare, proprio per le martoriate genti della ex-Jugoslavia. Dal passato giunge un modo per provare a percorrere altre e nuove strade di giustizia vera: proviamo a immaginare se, anziché quelle città, altre, tra le nostre, quelle in cui viviamo, fossero state assediate come succedeva lì in quegli anni; e se nel chiedere aiuto, mentre eravamo sotto le bombe, ci avessero risposto con le manifestazioni di piazza contro qualcosa che non era una guerra, in quel caso, ma un intervento "dovuto" dalla coscienza di persone libere.

Quello che è nei territori di Gaza, in queste ore, paga questo prezzo terribile: il continuare a non saper dare un nome a ciò che abbiamo davanti agli occhi; che aiuta a crescere i potenti e lascia che a subirne le conseguenze siano coloro che, come appare essere invero, non hanno mai avuto colpe.

Italiablog


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